Il Tar Lazio respinge richiesta risarcimento a sale bingo per lockdown

Il Tar Lazio ha respinto la domanda di risarcimento del danno avanzata da alcune società titolari di concessioni per la gestione del gioco del bingo. Questi hanno impugnato i Dpcm varati nel 2021 dal Governo Conte per il contenimento della pandemia di Covid-19, con cui è stata disposta anche la sospensione delle attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente.

Secondo i giudici, la decisione di inibire l’esercizio delle attività delle sale da gioco appare sicuramente legittima, frutto di un’attenta ponderazione degli interessi in campo. Come si è anticipato, la strategia politica di contenimento del virus mirava a ridurre le occasioni di infezione, impedendo alla cittadinanza di partecipare ad attività rischiose reputate non essenziali. Tale scelta risponde a protocolli elaborati in sede internazionale e compendiati nel documento redatto dalle autorità tecniche italiane intitolato ‘Prevenzione e risposta a Covid-19. Evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione autunno-invernale’.

Fonte: Gioconews.it

2022-09-23T14:16:07+00:00 23 Settembre 2022|Tags: , , , , |

Consiglio di Stato: obbligo verso i concessionari scommesse

Il Consiglio di Stato ha dichiarato che i concessionari autorizzati alla raccolta delle scommesse sono obbligati all’osservanza dei divieti anche da parte di tutti gli operatori della propria filiera. La decisione è arrivata in occasione della sentenza che ha respinto l’appello presentato da un operatore. Quest’ultimo era stato sanzionato con una multa di circa 46mila euro per la violazione del divieto di raccolta del gioco con modalità diverse da quelle autorizzate.

I giudici di Palazzo Spada confermano così la decisione in primo grado del Tar Lazio, che aveva evidenziato che lo svolgimento della raccolta del gioco da parte dell’operatore in questione non avveniva semplicemente online, ma anche attraverso canali e modalità diverse non consentite. L’operatore aveva infatti installato all’interno di un locale alcune apparecchiature informatiche dotate di collegamento telematico per l’accesso al sito della concessionaria.

I giudici hanno così provato la violazione, da parte dell’appellante, del divieto di raccolta del gioco con modalità diverse da quelle autorizzate. È stata inoltre accertata la violazione del divieto di intermediazione nella raccolta del gioco a distanza.

Fonte: Agipronews.it

Divieto pubblicità gioco: confermate sanzioni e annullata delibera Agcom

In materia di divieto di pubblicità del gioco, Il Tar Lazio ha confermato le sanzioni inflitte dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni al Giunco – un quotidiano online della Maremma – per aver pubblicato un articolo che pubblicizzava il gioco online e contenente link ipertestuali che riportavano a un sito di promozione. Il Tar, infatti, ha spiegato che il divieto di pubblicità non si applica alle informazioni limitate alle sole caratteristiche dei vari prodotti e servizi di gioco offerto, ma invece si applica alle informazioni con finalità promozionale.

Il Giunco ha dunque chiesto di rinviare la questione alla Corte Costituzionale per violazione dell’art. 41, facendo leva su una pronuncia di qualche settima fa con cui la Consulta aveva bocciato delle sanzioni previste dal decreto Balduzzi per le sale da gioco che non espongono i cartelli di avvertimento. Il Tar, tuttavia, facendo riferimento al decreto Dignità, ha definito un’unica condotta illecita, ovvero la violazione del divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche se indiretta.

Il Tar del Lazio, inoltre, ha annullato la sanzione che l’Agcom aveva comminato a Google Ireland con cui contestava alla società, che ha fatto ricorso per l’annullamento della delibera, la violazione del divieto di pubblicità al gioco sancito dal decreto Dignità. Nel 2019 infatti, Google Ireland aveva pubblicato un annuncio del servizio Google ADS che promuoveva un casinò online.

Il procedimento si è concluso con l’esclusione della responsabilità del gestore della piattaforma internet per i contenuti illeciti che sulla stessa siano stati inseriti da terzi, e quindi con l’annullamento della delibera dell’Agcom.

Fonti: Agimeg.it e Gioconews.it