In prima linea contro il disagio

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In prima linea contro il disagio 2020-08-25T08:39:15+00:00

La ludopatia, un nemico da combattere

Il gioco è di per se stesso un’esperienza connaturata nell’uomo e il gioco che comporta un uso del denaro è un’attività da considerarsi assolutamente normale se fatta con moderazione sia in termini di tempo utilizzato che di risorse spese. La spesa va considerata come una spesa per il divertimento, alla pari di una serata passata fuori casa per cena e dopocena. Sono milioni le persone che interpretano correttamente questo approccio.

La componente che comporta l’utilizzo del denaro rende il gioco un passatempo da trattare con particolare attenzione e in alcuni casi accade che – anche per dinamiche indipendenti dai meccanismi del gioco stesso e che invece riguardano le traiettorie di vita delle persone – si possano registrare delle degenerazioni.

Ci sono casi nei quali il gioco diventa una compulsione per il giocatore che perde il senso del limite e non riesce a fermarsi, con conseguenze negative sotto il profilo della salute e finanziario.

Si può quindi cadere nel gioco d’azzardo patologico, noto anche con l’acronimo Gap e con la definizione clinica di ludopatia. Le principali aziende che operano nel campo del gioco considerano la ludopatia un nemico comune da contrastare.

In Italia oggi il tema è noto e oggetto di molta attenzione ed è riconosciuto come problema sanitario, tanto che esistono ormai sezioni dei Servizi per le dipendenze patologiche (SerT) appositamente dedicati.

I numeri attualmente a disposizione mostrano una diffusione molto contenuta della ludopatia: un’indagine ISS del 2018, su 18 milioni di giocatori ha stimato 1,5 milioni di giocatori problematici, di cui però i ludopatici costituiscono solo una minima parte.

I giocatori d’azzardo patologici rilevati tramite diagnosi medica e attualmente in cura presso le strutture sanitarie, secondo uno studio Eurispes, sono infatti circa 13.000, pari allo 0,87% dei giocatori problematici e allo 0,08% pari allo 0,08% dei giocatori totali.

Rimane tuttavia difficile fare una stima corretta del numero di persone affette dalla ludopatia per la minore consapevolezza da parte delle stesse persone che ne soffrono e una minore visibilità a livello sociale rispetto ad altre patologie più tangibili, come l’alcolismo.

Malgrado sia in aumento il numero di persone che riconoscono di avere il problema, la ludopatia rimane comunque un fenomeno circoscritto a una parte minoritaria dei giocatori italiani. Non c’è inoltre alcuna evidenza oggettiva di una correlazione proporzionale con l’aumento dell’offerta da parte degli operatori del gioco, che grazie alle liberalizzazioni si è notevolmente ampliata e diversificata soprattutto nell’ultimo decennio.

Lo Stato, nelle sue diverse emanazioni nazionali e locali, è impegnato nella prevenzione e nella cura del gioco d’azzardo patologico, attività nelle quali è affiancato anche dagli operatori del settore, consapevoli che la sinergia tra le due parti è determinante per porre un contrasto efficace al fenomeno.

Le iniziative degli operatori per il contrasto al Gap  

I principali operatori del settore del gioco d’azzardo considerano la ludopatia una degenerazione da contrastare.

Il problema del gioco d’azzardo patologico può essere affrontato con maggiore efficacia attraverso la collaborazione e la sinergia col sistema pubblico, verso il quale gli operatori vogliono porsi come alleati per porre in campo progetti dedicati. Gli operatori possono infatti apportare un contributo fondamentale, dato che non solo sono a diretto contatto con i giocatori, ma hanno anche accumulato un know-how importante nel corso degli anni di attività.

Un ambito di collaborazione è quello sanitario: gli operatori agiscono congiuntamente con i presidi Asl e le loro sezioni dedicate ai SERT, che possono portare ad esempio all’installazione di un consultorio psicologico o alla presenza di professionisti incaricati dagli Enti all’interno delle sale da gioco.

Altro ambito fondamentale è quello della formazione: l’iter formativo del personale di sala ad esempio, può durare fino a otto mesi e include incontri con psicologi e legali che spiegano come intercettare i giocatori ludopatici e come gestirli.  È anche in fase di valutazione l’ipotesi di realizzare ulteriori tirocini direttamente presso i SerT. Gli operatori finanziano inoltre studi e ricerche sulla ludopatia, finalizzati a sviluppare e migliorare le attività di contrasto al fenomeno.

Il dialogo tra pubblico e privato avviene anche a livello locale con le amministrazioni comunali, provinciali e regionali, portando all’implementazione di ulteriori misure preventive quando ritenute necessarie, come l’innalzamento dell’età minima per accedere alle sale da gioco a ventuno anni o l’interruzione della somministrazione di alcolici in certe fasce orarie. Eventuali controversie che talvolta si manifestano tra gli operatori e le amministrazioni locali in merito alla liceità o alle modalità di applicazione di certe norme e regolamenti non pregiudicano comunque la comunanza di obiettivi nel contrasto del gioco d’azzardo patologico.

L’approccio sano al gioco

Anni di esperienza nel settore hanno permesso agli operatori di delineare i comportamenti problematici da parte dai giocatori e a elaborare quindi alcune linee guida a cui attenersi per continuare a giocare in modo sano, con un approccio corretto verso quello che è e deve sempre essere un passatempo per divertirsi:

  • Bisogna impostare un limite da non superare in termini di spesa e di tempo, giocando solo la quantità di denaro e per la durata temporale stabilite inizialmente.
  • Se si decide di ridurre il tempo e la spesa destinate al gioco, o di cessare del tutto, è bene impegnarsi per mantenere il proposito.
  • Il denaro che si gioca deve sempre essere una somma che ci si può permettere di perdere e va considerata una spesa per il divertimento, alla pari di una serata passata fuori casa per cena e dopocena.
  • Non bisogna assolutamente giocare per rifarsi delle perdite, né utilizzare per il gioco del denaro da destinarsi ad altri scopi, come ad esempio il pagamento delle utenze.
  • È importante fare in modo che il gioco non vada a detrimento delle relazioni affettive e sociali: bisogna evitare di farsi prestare denaro per poterlo giocare ed è fondamentale essere sempre sinceri, specialmente con familiari ed amici, sulle spese e sulle perdite al gioco.
  • Se si ritiene di aver bisogno di aiuto perché le spese o il tempo destinati al gioco cominciano a sembrare eccessive, non bisogna esitare a rivolgersi alle persone più vicine per avere un sostegno. Inoltre è fondamentale evitare di trascurare il lavoro o lo studio per giocare.
  • Bisogna sempre giocare per divertirsi e passare un po’ del proprio tempo libero in modo piacevole, mai per evitare di affrontare i propri problemi, soprattutto quelli emotivi e psicologici come possono essere solitudine o depressione.

 

    Quando il giocatore ha bisogno di aiuto
Può contattare il servizio GiocaResponsabile al numero verde 800.921.121. Gratuito e anonimo, mette a disposizione del giocatore problematico e di chi gli sta vicino una serie di strumenti e piattaforme per ricevere assistenza da un team di psicologi ed esperti.
Può anche visitare il sito www.giocaresponsabile.it, dove può contattare il team di psicologi ed esperti tramite chat o e-mail e trovare tutte le informazioni sui servizi territoriali che si occupano di problemi di gioco.
Può recarsi presso una struttura sanitaria preposta per aiutare il giocatore patologico, come i centri SerT. Per trovarli può consultare la sezione Servizi Territoriali del sito Giocaresponsabile.it o in alternativa rivolgersi direttamente alla propria ASL di riferimento.